Matteo Messina Denaro, noto con i soprannomi “u siccu” e “Diabolik”, è stato uno dei mafiosi più potenti e ricercati della storia italiana.
Nato a Castelvetrano il 26 aprile 1962, è morto il 25 settembre 2023 all’ospedale dell’Aquila, pochi mesi dopo l’arresto che ha messo fine a quasi trent’anni di latitanza.
Considerato il capo indiscusso della mafia trapanese e uno dei vertici di Cosa nostra, Messina Denaro è stato protagonista della stagione stragista del 1992-1993 ed era ritenuto uno degli uomini più vicini a Totò Riina, nonché custode di segreti cruciali sulla trattativa Stato-mafia.
Le origini e l’ascesa mafiosa
Figlio del boss Francesco Messina Denaro, Matteo cresce a Castelvetrano in un contesto mafioso radicato. Abbandona presto gli studi e si avvicina giovanissimo alla criminalità organizzata. Negli anni Ottanta diventa un killer spietato e un dirigente mafioso emergente, fino ad assumere il controllo del mandamento di Castelvetrano.
Nel giro di pochi anni si impone come figura centrale di Cosa nostra, partecipando a omicidi eccellenti, faide sanguinose e attentati. È coinvolto direttamente nelle stragi che sconvolgono l’Italia nei primi anni Novanta e sostiene la strategia del terrore voluta da Riina, contribuendo agli attentati di Firenze, Milano e Roma.
Il ruolo nelle stragi e i delitti più efferati
Messina Denaro è ritenuto uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio, oltre che degli attentati del 1993. Tra i crimini più atroci a lui attribuiti c’è il sequestro e l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido dopo oltre due anni di prigionia.
Nel corso degli anni ha accumulato numerose condanne all’ergastolo in contumacia, diventando uno dei boss più condannati della storia mafiosa italiana.
Una latitanza durata quasi 30 anni
Dal 1993 al 2023, Matteo Messina Denaro è rimasto irreperibile, figurando nella lista dei dieci latitanti più ricercati al mondo. La sua fuga è stata resa possibile da una rete capillare di fiancheggiatori, composta da familiari, imprenditori, professionisti e soggetti insospettabili.
Durante la latitanza avrebbe vissuto tra la Sicilia occidentale, Palermo e Campobello di Mazara, curando affari milionari nel gioco d’azzardo, nell’eolico, nella grande distribuzione e nel narcotraffico. Secondo le indagini, ha potuto contare anche su protezione sanitaria, documenti falsi e un sistema di comunicazione basato sui pizzini.
I legami con politica e imprenditoria
Le inchieste giudiziarie hanno fatto emergere rapporti con ambienti politici e imprenditoriali, in particolare nel Trapanese. Il suo nome è stato collegato a grandi sequestri patrimoniali per miliardi di euro, che hanno colpito imprenditori accusati di essere suoi prestanome.
Numerose indagini hanno riguardato anche il settore dell’energia eolica, della grande distribuzione e del riciclaggio internazionale, confermando il profilo di un boss moderno, capace di muoversi tra economia legale e criminale.
L’arresto del 16 gennaio 2023
La mattina del 16 gennaio 2023, Matteo Messina Denaro viene arrestato a Palermo, nei pressi della clinica privata La Maddalena, dove si stava recando per una seduta di chemioterapia, sotto falso nome. Non oppone resistenza e conferma la propria identità.
Dopo l’arresto viene trasferito nel carcere dell’Aquila, sottoposto al regime di 41-bis, per poter continuare le cure oncologiche in una struttura protetta.
I fiancheggiatori e gli arresti successivi
Nei mesi successivi all’arresto emergono i nomi di decine di fiancheggiatori, tra cui:
- familiari stretti
- professionisti sanitari
- imprenditori
- soggetti che gli hanno prestato identità, mezzi e alloggi
Le indagini ricostruiscono una rete di protezione sofisticata, attiva almeno dal 2007 al 2020, che gli ha permesso di vivere da latitante pur essendo gravemente malato.
La morte e la sepoltura
Dopo un peggioramento improvviso delle condizioni di salute, Matteo Messina Denaro muore il 25 settembre 2023, a 61 anni, nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. È sepolto in forma privata nel cimitero di Castelvetrano.
L’eredità criminale e l’impatto culturale
La figura di Messina Denaro continua a rappresentare uno dei simboli più oscuri di Cosa nostra. La sua storia ha ispirato:
- serie TV come Il cacciatore
- film come Iddu – L’ultimo padrino
- libri, inchieste e produzioni televisive
Il suo arresto è considerato uno dei più importanti successi dello Stato italiano nella lotta alla mafia.






