“Lamù o Sampei?” è il suo nuovo singolo di Gianpaolo Pace: significato e dove ascoltarlo

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Gianpaolo Pace racconta la generazione cresciuta tra analogico e digitale: da Lamù e Sampei all’era di OnlyFans

C’è stato un tempo in cui scegliere significava prendere posizione, anche da bambini. Un’epoca precedente ai social network, allo streaming e allo scroll infinito, in cui ogni scelta aveva un peso e una conseguenza. Non perché mancassero le alternative, ma perché non era possibile avere tutto, subito.

È da questa esperienza che nasce lo sguardo di Gianpaolo Pace, cantautore torinese che nel nuovo singolo “Lamù o Sampei?” osserva il presente partendo da una generazione cresciuta tra analogico e digitale, sopravvissuta ai floppy disk e approdata all’era di OnlyFans, senza manuale di istruzioni.

Una generazione senza algoritmi, cresciuta nel tempo dell’attesa

Prima di Facebook, prima delle notifiche e degli smartphone personali, l’immaginario passava da un televisore condiviso, da una VHS consumata, da una scelta fatta insieme. Era un mondo in cui il tempo non veniva continuamente frammentato e l’infanzia non era ancora mediata dagli algoritmi.

È questa grammatica elementare dell’infanzia che Pace utilizza non come rifugio nostalgico, ma come termine di confronto. Un passato che continua a orientare chi oggi è diventato adulto, genitore, lavoratore, senza bisogno di idealizzazioni.

“Lamù o Sampei?”: il nuovo singolo di Gianpaolo Pace

Pubblicato per PaKo Music Records, “Lamù o Sampei?” nasce nello spazio di passaggio tra maturità e disincanto, tra ciò che si è stati e ciò che si è diventati quasi senza accorgersene.

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Nel testo, il passato non viene mai mitizzato. Appare così com’era: frammentato, a volte ingenuo, spesso disordinato. I floppy disk convivono con la Panda, il Maurizio Costanzo Show con la Lambada, la morte di Vialli con i sogni di ricchezza visti in Blow. Immagini che non hanno bisogno di spiegazioni per chi quegli anni li ha vissuti.

Tra palco e realtà: crescere “in mezzo”

Il brano racconta un’età in cui si cresceva “tra palco e realtà”, sempre sospesi:
tra desideri e possibilità, tra promesse fatte con il mignolo e progetti lasciati a metà.

Le sigarette fumate di nascosto, le cassette mangiate dallo stereo, le notti davanti a una VHS che non stancava mai non diventano simboli generazionali costruiti a tavolino, ma punti fermi reali, abitudini che davano forma al tempo e al futuro.

Oggi, quel tipo di certezze legate alle cose piccole sembra più difficile da riconoscere. Non perché manchino le opportunità, ma perché è cambiato il modo di stare nel tempo e nelle scelte.

“Sopravvissuti”: una parola chiave del brano

Nel testo ritorna spesso una parola carica di significato: sopravvissuti.
Sopravvissuti ai floppy disk, a Netlog, a un immaginario televisivo e musicale che non prometteva successo o ricchezza, ma offriva appigli, rituali, orizzonti semplici.

Non c’era la garanzia di “arrivare lontano”, ma l’idea che si potesse arrivare da qualche parte. Avere un sogno in tasca, abbastanza forte da provarci, senza dover dimostrare continuamente il proprio valore.

Ed è forse questa la differenza più evidente rispetto al presente.

La promessa di futuro vista dall’infanzia

Frasi come
«Comunque massimo a trenta io mi sposo, lo sai?»
o
«Io alla tua età…»

oggi possono sembrare obsolete o prescrittive. Eppure raccontano perfettamente un’epoca in cui il futuro era pensabile, perché non chiedeva di essere eccezionali. Aveva contorni chiari, una forma abitabile.

Non un modello unico di successo, ma una stabilità accessibile, fatta di quotidianità e continuità. Un futuro che non costringeva a ridefinirsi a ogni passo.

Infanzia analogica e età adulta digitale

La generazione raccontata da Gianpaolo Pace non viene descritta né come privilegiata né come sconfitta. È la generazione che ha attraversato i cambiamenti mentre stava ancora imparando il mondo.

“Sopravvivere” non significa resistere al tempo che passa, ma restare riconoscibili dentro il cambiamento. Per questo il passato non viene idealizzato e il futuro non viene mitizzato.

Quando nel brano si citano i Tamagotchi “uccisi” o le modifiche alla PlayStation, non è recupero pop, ma racconto di un momento preciso: quello in cui il gioco diventa allenamento all’attesa, al limite, al no. Anche la noia non è un nemico, ma una condizione da attraversare.

Lamù o Sampei? Una domanda rivolta agli adulti di oggi

La domanda finale del brano non riguarda più solo l’infanzia.
«Scegli: Lamù o Sampei?» diventa un quesito rivolto agli adulti di oggi, immersi in un tempo che chiede velocità ma non direzione.

Non per tornare indietro, ma per capire se siamo ancora capaci di scegliere una cosa sola e restarci dentro. Perché scegliere significa sempre rinunciare a qualcosa e assumersi la responsabilità di quella rinuncia.

Ricordare, qui, non serve a tornare indietro. Serve a capire che tipo di adulti siamo diventati.

Gianpaolo Pace: biografia dell’artista

Gianpaolo Pace è un cantautore e musicista italiano nato a Torino il 18 settembre 1983. Si avvicina alla musica fin da bambino, studiando pianoforte, fisarmonica e chitarra, sviluppando presto l’esigenza di scrivere canzoni proprie.

Nel 2018 pubblica il suo primo album ufficiale “Da quando non ci sei”, contenente il singolo “Le tue parole”, finalista al Premio Lunezia 2019. Parallelamente alla carriera musicale intraprende un percorso come attore e doppiatore, lavorando per cartoni animati, serie TV, film e documentari, e fonda la compagnia teatrale ConTatto.

Nel 2022 pubblica il singolo “Esclusi i presenti”, che apre l’omonimo progetto discografico e porta alla firma con PaKo Music Records. Artista eclettico e trasversale, Gianpaolo Pace attraversa pop, rock, elettronica, folk, jazz e reggae, rimanendo sempre fedele a una scrittura attenta all’essere umano e al tempo in cui vive.

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