C’è un luogo in cui le storie non finiscono, ma si fermano a respirare. Un luogo fatto di partenze rimandate, ritorni non casuali e silenzi che parlano più delle parole. Rigo lo chiama “Al Porto” (Watt Musik), un album di 11 tracce che trasforma banchine e moli in uno spazio narrativo e simbolico, dove il tempo non corre ma sosta.
“Al Porto” non è solo un disco rap: è un’opera di osservazione sociale, un viaggio lucido tra solitudini contemporanee, vite ordinarie e identità sospese. Un album che usa il mare come metafora e il rap come strumento critico, riportandolo alla sua funzione originaria: raccontare il reale.
Un album rap che osserva, non giudica
Rigo — insegnante di storia per vocazione e rapper per necessità espressiva — costruisce un disco che somiglia a una analisi antropologica del presente.
Il porto non è uno sfondo romantico, ma un avamposto umano: un luogo di passaggio in cui le persone si sfiorano senza davvero incontrarsi, eppure si riconoscono.
In “Al Porto” il rap si spoglia dei cliché e diventa linguaggio consapevole, radicato nel tessuto sociale italiano. Non ci sono personaggi inventati, né artifici narrativi: Rigo osserva le persone e ne registra i movimenti minimi, le inerzie, le attese.
Le “storie di bordo”: vite comuni, dignità silenziosa
Le tracce dell’album si susseguono come storie di bordo, frammenti di esistenze che non dialogano tra loro ma condividono la stessa ombra sulla banchina:
- Sergio, il vedovo che fa i conti con le parole non dette
- Il ragazzo che promette di non tornare e poi torna
- La surfista che cerca nell’alba la sua onda
- Il prete che interroga la fede e il dubbio
- Il pescatore che ha rinunciato all’arte per restare
- Una coppia che attraversa il dolore per ritrovarsi
Sono vite che non fanno rumore, ma resistono. Rigo le racconta con una scrittura analitica, mai compiaciuta, capace di illuminare gli angoli meno battuti della quotidianità.
La title track “Al Porto”: il mare come tribunale silenzioso
La canzone “Al Porto”, fulcro dell’intero progetto, è una cerniera tra ciò che siamo e ciò che abbiamo il coraggio di dire.
Il mare diventa un tribunale muto, che accoglie omissioni, restituisce verità e lascia che siano i silenzi — tra un’onda e l’altra — a indicare la direzione.
Qui Rigo riesce a far convivere metrica moderna e rigore storico, suonando attuale senza rinunciare alla profondità. Un equilibrio raro nel panorama del rap italiano indipendente.
Tra pensiero critico e storiografia in musica
Brani come “33 Giri” mettono a nudo la necessità del pensiero critico, nella vita come su un beat.
In “Incipit”, tra riferimenti al Serapeo e visioni cosmiche, Rigo traccia le coordinate dell’esistenza umana come se stesse scrivendo una storiografia applicata al flow: il naufragio non è mai fine a sé stesso, ma connessione tra epoche.
Ne “Il Marinaio e la sua Sposa” (feat. Iam Elle) e “Naufragio” (feat. Slat e Iam Elle), il mare non è poesia decorativa ma peso reale, simbolo di vite divise tra orizzonte e mutuo, tra libertà e necessità.
“Segni d’Arena”: la voce contro il tempo
Con “Segni d’Arena”, l’album raggiunge la sua massima consapevolezza:
la voce come unico segno permanente contro l’afonia del tempo.
Non c’è compiacimento, solo una grafia sonora che resiste anche quando l’onda cancella tutto. La chiusura del disco richiama un eterno ritorno, ricordandoci che la vita, come il mare, è una marea che può ferire ma anche consolare.
Un album contro l’evasione, a favore della permanenza
In un’epoca che premia la fuga, “Al Porto” sceglie di raccontare la permanenza.
Rigo dimostra che il rap può essere veicolo di complessità, capace di trasformare la cronaca di una vita nell’epica silenziosa di una società.
È un disco pensato per un ascolto stratificato, che parla a chi nella musica cerca non solo un sottofondo, ma un interlocutore.
Tracklist di “Al Porto”
- Incipit
- 33 Giri
- Amor In
- Il Marinaio e la sua Sposa (feat. Iam Elle)
- Prima Era
- Naufragio (feat. Slat e Iam Elle)
- Al Porto
- Segni d’Arena
- Mare d’Inverno
- Esco Vago Torno
- Temporale Estivo (feat. Paco)
🎧 Ascolta “Al Porto” su Spotify
Chi è Rigo
Rigo, pseudonimo di Mattia Righi, nasce a Cesena e cresce artisticamente dentro la cultura hip-hop, prima come partecipazione collettiva e poi come linguaggio personale di osservazione del mondo.
L’incontro con il producer Telle lo avvicina al suono dei sample, mentre gli studi teatrali e l’influenza di Giorgio Gaber e Sandro Luporini rafforzano la sua attenzione per la parola e il sottotesto morale.
Negli anni, il suo stile evolve verso una forma ibrida: rap, cantautorato e narrazione sociale convivono in un equilibrio misurato, essenziale.
Rigo scrive per fare ordine nel caos, non per abbellirlo.






