Addio a Igor Protti: il calcio italiano perde un campione e un uomo simbolo di passione e appartenenza
Morto Igor Protti, leggenda di Livorno, Bari e del calcio italiano
Il calcio italiano piange la scomparsa di Igor Protti, ex attaccante e dirigente sportivo, morto il 19 giugno 2026 all’età di 58 anni. Soprannominato “lo Zar”, Protti lascia un’eredità sportiva e umana che va ben oltre i numeri e i record conquistati nel corso della sua straordinaria carriera.
Amato dalle tifoserie di Livorno, Bari e Messina, Protti è stato uno degli attaccanti più prolifici e rispettati del calcio italiano, capace di entrare nel cuore dei tifosi grazie al suo talento, alla sua umiltà e a un forte senso di appartenenza alle maglie che ha indossato.
Una carriera unica: capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1
Nato a Rimini il 24 settembre 1967, Igor Protti inizia la propria carriera calcistica nella squadra della sua città prima di costruire un percorso che lo avrebbe reso unico nella storia del calcio italiano.
Il suo nome resterà legato a un record straordinario: insieme a Dario Hübner è stato l’unico calciatore capace di conquistare il titolo di capocannoniere in tutte le principali categorie professionistiche italiane.
Un’impresa che lo ha visto dominare:
- la Serie A con il Bari nella stagione 1995-1996;
- la Serie B con il Livorno nel campionato 2002-2003;
- la Serie C1 con il Livorno nelle stagioni 2000-2001 e 2001-2002.
Ancora oggi detiene un primato irripetibile: è l’unico capocannoniere della Serie A ad aver ottenuto il titolo con una squadra successivamente retrocessa, il Bari.
Dal Bari alla Lazio: gli anni della consacrazione
Dopo l’esperienza al Messina, dove diventa uno degli idoli della tifoseria siciliana, Protti approda al Bari nel 1992.
Con la maglia biancorossa vive gli anni più prolifici della sua carriera. Nella stagione 1995-1996 realizza 24 reti, condividendo il titolo di miglior marcatore della Serie A con Giuseppe Signori.
Le sue prestazioni attirano l’attenzione del calcio nazionale e lo portano a sfiorare la convocazione per gli Europei del 1996. Nonostante il Bari retroceda, Protti si consacra come uno degli attaccanti più forti del campionato.
Successivamente veste le maglie di Lazio, Napoli e Reggiana, continuando a dimostrare le proprie qualità realizzative anche in contesti difficili.
Il ritorno a Livorno e la nascita di una leggenda
Se Bari rappresenta la consacrazione sportiva, Livorno è il luogo dove Igor Protti diventa leggenda.
Nel 1999 torna in amaranto undici anni dopo la sua prima esperienza e inizia una delle pagine più romantiche del calcio italiano.
A suon di gol trascina il Livorno dalla Serie C1 fino alla Serie A, contribuendo in maniera decisiva allo storico ritorno del club nella massima serie dopo oltre mezzo secolo di assenza.
Le sue reti, il carisma e il rapporto speciale con la città lo trasformano rapidamente in un simbolo. Non a caso il Livorno ritira la maglia numero 10 in suo onore dopo il suo addio al calcio giocato.
La sua ultima partita, disputata contro la Juventus nel 2005, si conclude con un gol e con il passaggio ideale del testimone a Cristiano Lucarelli, altro grande simbolo della storia amaranto.
La battaglia contro il tumore
Nel luglio 2025 Igor Protti aveva scelto di condividere pubblicamente una notizia difficile: la diagnosi di una neoplasia maligna.
Nei mesi successivi affronta con coraggio interventi chirurgici, cicli di chemioterapia e radioterapia, aggiornando tifosi e appassionati sul suo percorso di cura.
La sua forza e la sua dignità di fronte alla malattia hanno suscitato una straordinaria ondata di affetto da parte del mondo dello sport e di migliaia di tifosi che hanno continuato a sostenerlo fino all’ultimo.
L’uomo oltre il campione
La figura di Igor Protti non può essere raccontata soltanto attraverso i numeri.
Nel corso della sua vita è stato testimonial UNICEF, protagonista di numerose iniziative benefiche e impegnato in progetti sociali e culturali. A Livorno, città che lo ha adottato come uno dei propri simboli, aveva ricevuto la cittadinanza onoraria nel 2007.
Nel 2026 era stato insignito anche della “Livornina d’Oro”, la più alta onorificenza cittadina, riconoscimento che testimonia il profondo legame costruito con il territorio e con la sua comunità.
Pochi mesi prima della sua scomparsa aveva inoltre partecipato come tedoforo al passaggio della fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026.
“Igor – L’eroe romantico del calcio”
Tra le ultime testimonianze della sua straordinaria storia resta il documentario “Igor – L’eroe romantico del calcio”, presentato nel 2026.
L’opera ripercorre la sua carriera attraverso il racconto di amici, ex compagni e protagonisti del calcio italiano, mettendo in luce non solo il campione ma soprattutto l’uomo.
Un titolo che sintetizza perfettamente la sua essenza: un eroe romantico capace di incarnare valori oggi sempre più rari nel calcio moderno, come fedeltà, sacrificio e appartenenza.
Il ricordo di un simbolo
Con la scomparsa di Igor Protti il calcio italiano perde uno dei suoi protagonisti più autentici.
Un attaccante straordinario, un leader silenzioso, un uomo che ha saputo trasformare ogni gol in un gesto d’amore verso le sue squadre e i suoi tifosi.
Da Rimini a Bari, da Messina a Livorno, il suo nome continuerà a vivere negli stadi, nei racconti degli appassionati e nella memoria di chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare.
Perché alcune bandiere non smettono mai di sventolare.






